[Anteprima] Viaggiare con Dante

Gustave Doré, un intramontabile successo

Il Casimiri II.2 è testimone significativo del trionfo editoriale della Divina Commedia illustrata nel sec. XIX.



Fu solo un colpo quel che li divise / ancor congiunti carnalmente in nodo / bestial cotanto che 'l tacerne è bello. / Così violenza fu giustizia in terra, / e ser Durante scriva quel ch'ei vuole.

(Michele Mari, Lamento di Gianciotto Malatesta, da Dalla cripta, 2019)


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controfrontespizio, Ritratto di Dante Alighieri

Gustave Doré fu uno degli illustratori ottocenteschi più celebri, prolifici e visionari. Incisore, pittore e scultore, si dedicò sin da giovane con gran successo alla narrazione figurata della Bibbia e di grandi capolavori letterari quali la Divina Commedia di Dante, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, il Paradiso perduto di John Milton, lOrlando furioso di Ludovico Ariosto, Il Corvo di Edgar Allan Poe e molte opere di Lord Byron (Gustave Doré. L’imaginaire). Le immagini dell’artista non solo impreziosivano il testo, ma costituivano un elemento indissolubile da questo, dando forma e vita alla storia narrata e ai suoi personaggi.

A soli ventinove anni, all’apice della carriera, Doré ideò 136 xilografie di grande formato (cm 35x24,6), tra cui un intenso ritratto dell’Alighieri, per accompagnare il poema dantesco già tradotto in prosa da Pier Angelo Fiorentino nel 1841. L’opera illustrata fu pubblicata tra il 1861 e il 1868 e conobbe diverse riedizioni tra le quali quella presentata in mostra: La Divina commedia di Dante Alighieri, illustrata da G. Doré e dichiarata con note tratte dai migliori commenti per cura di Eugenio Camerini, Milano 1889 (Loos, Illustrationen zu Dantes; Regnoni-Macera Pinsky, L’illustrazione della Divina Commedia; Audeh, Gustave Doré; Divina Commedia. Le visioni di Doré; La Salvia, Dante e Doré).

Per tradurre i propri disegni, l’artista si rivolse a una nutrita schiera di abili intagliatori, tra i quali Héliodore Pisan e Adolphe Pannemaker, che seppero riportare sul legno delle matrici le sfumature e i contrasti luministici delle sue creazioni.

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p. 47, Inf. V: Paolo e Francesca

La prima cantica pubblicata fu l’Inferno nel 1861: le immagini cariche di drammaticità e di suggestioni sono accentuate dal sapiente uso del chiaroscuro che contraddistingue tutta l’opera di Doré (Carlier - Lacambre - Roquebert, L’enfer ’Doré’). Attraverso i giochi di luce e ombre l’artista riuscì a enfatizzare il racconto grafico, che dal buio dell’abisso infernale, passando per il cammino redentivo nel Purgatorio, volge verso il trionfo della luce divina nel Paradiso. Tra la fitta e intricata vegetazione e i paesaggi rocciosi e desolati dell’Inferno dominano le tenebre interrotte solo da improvvisi bagliori che evidenziano il focus della rappresentazione: nell’oscurità del girone dei lussuriosi l’attenzione del poeta è richiamata dalle anime di Paolo e Francesca che si librano abbracciate, colpite dal chiarore lunare che fa risaltare le muscolature michelangiolesche e i segni, sul petto di Francesca, della morte violenta inflitta ai due amanti. Gustave Doré dipinse lo stesso soggetto in un quadro che espose nel 1863 al Salone di Parigi (comparso in un’asta Sotheby's del 2009), dove aveva già presentato nel 1861 un disegno di questa composizione, utilizzato per l’esecuzione della relativa incisione, insieme ad altri fogli e dipinti legati alla Commedia, come la tela raffigurante Dante e Virgilio nel nono cerchio dell’Inferno, pubblicizzando abilmente in tal modo la sua edizione illustrata appena uscita sul mercato.

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p. 573, Par. XIV: apparizione di Cristo sulla croce
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p. 641, Par. XXVII: inno di lode a Dio

Il mondo immaginifico di Doré trova la sua massima espressione nella raffigurazione divina: un turbinio scintillante e avvolgente, che scuote, rapisce e incanta coloro che giungono in Paradiso. La visuale si apre verso il Cielo, Dante e Virgilio salgono sulle nuvole circondati da apparizioni angeliche che si vestono di luce e il sentimento di devozione pervade l’animo di quanti sono accolti a partecipare alla gloria celeste.

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p. 661, Par. XXXI: Rosa dei beati

In questa mostra, per altre incisioni relative alla Divina Commedia illustrata, cfr. Stampe IV.3; per esemplari manoscritti, cfr. Barb. lat. 4112, Urb. lat. 365.


[Testo a cura di Manuela Gobbi]


A l'alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva il mio disio e 'l velle,

sì come rota ch'igualmente è mossa,

l'amor che move il sole e l'altre stelle.

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Par. XXXIII, 143-145)