[Anteprima] Viaggiare con Dante

Bartolomeo Pinelli illustra la Commedia

Il volume Stampe IV.3 è particolarmente rilevante per la fortuna dell'opera dantesca nel sec. XIX.



È noto a tutti che i poeti procedono per iperboli [...] Dante si vieta tale errore; nel suo libro non c'è parola che sia ingiustificata.

(Jorges Luis Borges, Nove saggi danteschi, 1982)


Nel 1826 fu pubblicata a Roma presso l’editore Giovanni Scudellari la Divina Commedia di Dante raccontata attraverso le immagini di Bartolomeo Pinelli, incisore romano noto principalmente come illustratore dei costumi popolari (Mariani, Bartolomeo Pinelli; Rossetti, La Roma di Bartolomeo Pinelli; Bartolomeo Pinelli e il suo tempo).

L’opera è composta da 144 incisioni (cm 41x55) che raffigurano gli episodi più significativi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso accompagnati dalle terzine dantesche che li descrivono. Le tre cantiche sono introdotte da altrettanti frontespizi in cui l’artista si compiace nell’autoritrarsi.

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tav. 1, "Frontespizio dei 43 canti dell'Inferno di Dante"

Nel frontespizio dell’Inferno, Pinelli si raffigura assopito, seduto a un tavolo, circondato da demoni mentre è intento a disegnare Dante e Virgilio che, come in un sogno, si trovano in piedi alle sue spalle su una distesa di nuvole e imperturbabili osservano la scena. Ai piedi dell’artista riposano due cani corsi, gli amati animali che ritrasse accanto a sé in diverse opere.

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tav. 1, "Frontespizio dei 43 canti dell'Inferno di Dante", particolare
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tav. 1, "Frontespizio dei 43 canti dell'Inferno di Dante", particolare

Nell’immagine introduttiva al Purgatorio, Pinelli appare nudo, avvolto da un manto, colto nel momento in cui tenta di salire verso il Paradiso e tre diavolesse lo trattengono tirandolo per i piedi e per le lunghe ciocche di capelli, mentre quattro angeli cercano di allontanarle. L’artista stringe un foglio arrotolato sul quale si legge soltanto Fede Speranza Carità, un riferimento alle virtù teologali che conducono l’uomo alla partecipazione del mistero divino.

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tav. 68, frontespizio del Purgatorio
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tav. 68, frontespizio del Purgatorio, particolare

Nell’ultimo frontespizio, l’incisore è vestito all’antica, tiene in mano un libro della Commedia ma, invece di leggerlo, volge lo sguardo verso il busto-ritratto del sommo poeta coronato da foglie di alloro che, come una treccia, calano fino a posarsi su un grosso album di fogli, strumento imprescindibile per l’attività grafica dell’artista. Così Pinelli omaggia Dante celebrando al contempo se stesso, accompagnato ancora una volta dai due fedeli cani, mentre sullo sfondo si intravede Caronte che traghetta e percuote le anime dei dannati.

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tav. 111, "Frontespizio, e riposo dell'Autore"
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tav. 111, "Frontespizio, e riposo dell'Autore", particolare
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tav. 86, Purg. XI: Bartolomeo Pinelli nelle vesti di Oderisi da Gubbio

L’artista si è divertito ritraendosi anche in altre tavole dell’opera come quella relativa all’XI canto del Purgatorio nella quale assume le sembianze del miniatore Oderisi da Gubbio.

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tav. 86, Purg. XI: incontro tra Dante e Oderisi da Gubbio

Pinelli produsse, dal 1824 al 1826, vari disegni e studi preparatori per le illustrazioni della Commedia, oggi conservati al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe di Genova; le matrici in rame si trovano invece presso la raccolta dell’Istituto Centrale per la Grafica a Roma.

Pinelli dedicò l’opera, “in segno di rispetto, stima, e riconoscenza”, ad Alexis François Artaud de Montor, diplomatico di Parigi, letterato, storico e amatore d’arte, il quale non perse l’occasione nei suoi scritti per esprimere la propria gratitudine nei confronti dell’artista.

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tav. 2, tavola di dedica
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tav. 2, tavola di dedica, particolare

Artaud de Montor aveva curato una traduzione di successo della Divina Commedia in francese pubblicata nel 1811 (Ceserani, Artaud de Montor) la cui quarta edizione del 1861 fu illustrata da Gustave Doré, artista celebre per la sua interpretazione romantica del poema dantesco. Pinelli dal canto suo aveva preparato per Artaud de Montor le immagini che avrebbero dovuto corredare un’edizione di lusso alla fine mai realizzata.

In questo periodo della propria carriera Pinelli si dedicò spesso all’illustrazione di testi letterari, come quelli di Apuleio, di Torquato Tasso e di Alessandro Manzoni, mostrando la propria abilità nella raffigurazione di tematiche più colte rispetto a quelle popolaresche e dialettali, strettamente legate a Roma, che lo avevano reso celebre. L’impresa calcografica di Pinelli si inserisce nell’ampio fenomeno di riscoperta del poema dantesco nell’Europa tra i secoli XVIII e XIX (Simonis, Dantes Divina Commedia).


In questa mostra, per altre incisioni relative alla Divina Commedia illustrata, cfr. Casimiri II.2; per esemplari manoscritti, cfr. Barb. lat. 4112, Urb. lat. 365.


[Testo a cura di Manuela Gobbi]