alas conclusas et p(er) vicissitu
La g ha una forma peculiare con occhiello inferiore chiuso e legata con la lettera che segue.
La r ha due forme: diritta nella maggioranza dei casi e rotonda dopo una lettera curva (b, d, g, p).
Nella t l’asta verticale spesso sorpassa un poco il tratto orizzontale molto piccolo.
La d è di forma onciale.
L’h presenta il secondo tratto che scende oltre il rigo di scrittura.
La c ha una forma simile alla t ma priva di prolungamento a sinistra del tratto orizzontale.
Spesso i tratti ricurvi di due lettere vicine sono talmente accostati da sovrapporsi in parte (cfr. Regole di Meyer).
Si trovano legature di origine corsiva come st e ct.
La u rotonda può avere forma di v acuta in principio di parola: alle due forme non corrisponde distinzione di suono.
Accanto alla s diritta (minuscola) torna in uso la s rotonda (maiuscola), specialmente alla fine delle parole.
Un trattino indica un’abbreviazione generica.
Compendio per per ovvero un trattino sottile che interseca il tratto verticale della p.
Abbreviazione per -orum/-arum in fine di parola con r tonda intersecata da un trattino obliquo.
Compendio per pro ovvero un trattino diagonale che parte dalla fine dell’occhiello e si sviluppa verso sinistra.
Un trattino ondulato che sormonta la q sta per -ua.
S finale soprascritta.
q(uonia)m p(er) hec iuvantur a(m)plius
Et è abbreviato col segno tachigrafico.
Un riccio sopra la b sta per -is finale.