Latin Paleography From Antiquity to the Renaissance [by A. M. Piazzoni]

9v: Vat.lat.4958 — Nel cosiddetto periodo desideriano

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Manuscript:
Vat.lat.4958
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Nel cosiddetto periodo desideriano (XI-XII sec.) la scrittura assume una forma regolare sebbene più artefatta. Le lettere sono ben proporzionate e basate su un tratteggio calligrafico formato da brevi aste spezzettate su modello della i. Un secondo fenomeno riguarda la presenza di tratti orizzontali fortemente marcati tali da far sembrare la parola attraversata da una linea orizzontale.

Annotation tags:
Beneventan script and A. Berloco (edited by)
Section:
1r-93r <Martyrologium cum praefationibus>

Other annotations on this folio

  • La a presenta la forma o+c, tuttavia si segnala la a in onciale r. 15.

  • La e ha la forma rotonda, chiusa e si innalza sopra la riga.

  • La d è in onciale.

  • La c è sia semplice sia a cresta.

  • La i alta viene usata secondo una regola fissa, ovvero se è semivocale e in principio di parola purché non segua una lettera con asta alta. 

  • La t si distingue dalla a per il tratto orizzontale.

  • Frequentissimo è l’utilizzo della lineetta posta sopra le lettere per indicare il valore generico di abbreviazione. In questo caso si evidenzia ap(u)d e c(on), rispettivamente al r. 5 e 21.

  • Un segno simile ad un 3 che sovrasta la vocale finale è la caratteristica abbreviazione per -m.

  • Un segno simile ad un punto e virgola (;) indica sia -ue sia -us.

  • Un segno simile al 2 sovrapposto alla lettera indica l’omissione della r.

  • Eius presenta la forma caratteristica.

  • La linea obliqua che interseca la lettera indica un troncamento, come in questo caso (-rum).

  • P col trattino sopra sta per pre.

  • P col trattino sopra sta per pre.

  • Alcune forme sono legate alla pronuncia dell’Italia meridionale.

  • La grande K iniziale di K(alen)daris, alta lo spazio di otto righe, è decorata con motivi nastriformi e fitomorfi a colori alternati con l’inserzione dell’oro. L’intero r. 6 e l’inizio del r.7, in beneventana con l’indicazione del mese di febbraio è interamente rubricato; le lettere iniziali – Q di Quod, I di Ite(m), A di Ap(ud), N di Nat(alis), Q di Qui– sono ritoccate con colori verde, rosso e giallo.

    La d posta in margine si tratta della lettera dominicale, all’interno di una serie che si ripete da A a G. La cosiddetta lettera domenicale è una lettera dell'alfabeto, che nel calendario liturgico si associa ad ogni anno e che, con la corrispondente epatta (ovvero il numero di giorni da aggiungere alla data dell'ultimo novilunio dell'anno precedente per completare l'anno solare), permette di determinare la data della Pasqua per l'anno considerato e di conseguenza la distribuzione delle altre feste.

  • Quod illo recusante om(n)e corpus eius fustib(us) colli

  • ser(unt), vultu(m)q(ue) et oculos acútis calamis terebra

  • ntes, extra Urbe(m) cu(m) cruciatib(us) expulerunt,

  • ibíq(ue) quod in eo sup(ér)erat sp(iritu)s, lapidib(us) eiecerunt.

  • Ite(m) s(an)c(t)or(um) mar(tyrum) Sat(ur)nini, Tyrsi et Victoris. Ap(u)d

  • Trientína(m) urbe(m) beati Vigilii ep(scop)i et mar(tyris).

  • Feb(rarius) habet dies XXVIII, lunas XXVIIII.

  • D. K(alen)dis februarii. Nat(alis) s(an)c(t)I Ignatii ep(iscop)i.

  • Qui t(er)tius post Petru(m) ap(osto)l(u)m Antio

  • chéna(m) rexit Eccl(esi)a(m) ac p(er)secutione

  • Traiani da(m)nat(us) ad bestias, Roma(m) vinct(us)

  • mittit(ur) ubi p(re)sente Traiano, circu(m)sedente

  • senatu, pilis plumbeis scapulę ei(us) primu(m) con

  • tuse; deínde ungulis látera ei(us) dilaniata, et

  • lapidib(us) asperis confricata sunt. Post expan

  • sę man(us) ei(us) et igne replete ac papíro oleo i(n)fuso

  • et incenso látera ei(us) adusta sunt: póst sup(er) car

  • bones stratus; póst lectu(m) fla(m)manate(m); post 

  • dorsu(m) ei(us) ungulis exaratu(m); post aceto et sale

  • plagas p(er)fusus; post vinculis ferries membra

  • astrictus et pedib(us) lingo c(on)clúsis, imo carceri 

  • mancipat(us) e(st), ubi p(er) tríduu(m) nichil cómedens