235v: Chig.L.VIII.296 — il conte d’Aguritia morì
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- Chig.L.VIII.296
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il conte d’Aguritia morì p(er) veleno.
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- 2r-331r Villani, Giovanni: Nuova cronica
Altre annotazioni in questo foglio
et cacciarono de la città la signoria
che v’era p(er) lo marchese et p(er) la Chiesa, p(er)
sop(er)chi i(n)carichi che faceano loro.
Co(m)e il giudice d’Alborea di Sardig(n)a si rube
llò da Pisani ad petitio(n)e del re di Raona.
Nel decto anno et mese d’aprile, fa
cendo il Re di Raona gra(n)de appa
recchiame(n)to di navile et di cava
lieri p(er) venire a pr(en)dere l’isola di Sar
digna, la quale li fu privilegiata p(er) Pa
pa Bonifazio VIII°, il comune di Pisa,
che la decta i(n)sola tenea gra(n)de parte ave(n)
do facta murare Villa di Chiesa et più
altre fortezze, et ma(n)datovi ge(n)te a cha
vallo et a pie’ al loro soldo et al soldo del
Giudice d’Alborea p(er) co(n)tastare al decto
Re di Raona, aven(n)e che ‘l decto giudice,
il quale tenea ed era signore d’Arestano
et bene del terzo di Sardigna, a dì XI d’apri
le tradì i Pisani et si rubellò da lloro p(er) trat
tati fatti da llui al re di Raona, et fece
mettere a morte qua(n)ti Pisani et loro sol
dati che si trovarono i(n) sue terre, et ezi
amdio i pisani suoi famigliari et solda
ti; et facto questo malificio i(n)contane(n)te
mandò suoi a(m)basciadori al re di Raona
che venisse p(er) la terra. La cagione del detto
rubellame(n)to si disse che fece p(er)chè i Pisani
il trattavano male, et che quando il decto
giudice prese la signoria i Pisani opuo
sono che gli era bastardo, et co(n)vennesi ri
co(m)p(er)are dal comune di Pisa p(er) avere la si
gnoria xm(ila) fiorini d’oro, sanza il privato
costo de cittadoini di Pisa p(er) la quale cosa
poi no(n) fu loro amico di cuore. Come
m(esser) Marcho Visconti di Milano fu sco(n)
fitto dalla gente della Kiesa.
Nel decto anno martedì a dì XVIIII
d’aprile mess(er) Marco Visco(n)ti si par
tì di Melano co(n) M K(avalier)i et II M(ila) pe
doni, molto buona gente d’arme, per
pre(n)dere et guastare il po(n)te d’Avaveri, et
quello di Casciano sopra il fiume d’Ad
da, accio che victuaglia no(n) potesse veni
re all’oste de la Chiesa ch’era a Mo(n)cia. Sen
tendo ciò i capitani de la detta oste, mes
sere Arrigo di Fia(n)dra et mess(ere) Gianni de
la Torre et mess(ere) Castrone nipote delle
gato et mess(ere) Vergiù di Landa et mess(ere)
Filippo Gabrielli capitano de soldati del
comune di Fire(n)ze col loro masnade i(n) nu
mero di MCC k(avalier)i et da IIIm(ila) pedoni, si par
tirono da Mo(n)cia p(er) co(n)tastare il decto mes
sere Marco Visconti et sua gente et scon
tratisi i(n)sieme al luogo decto la Gargaz
zuola quasi i(n) sul tramo(n)tare del sole
la battaglia fu aspra et durad’una parte
et d’altra, p(er)ò che ciascuna parte era la
migliore cavalleria delle dette osti et
gra(n)de pezzo duròe la battaglia che no(n)
si sapea chi avesse il migliore; alla fine
Marco Visconti et sua gente furono rot
ti et sco(n)fitti et di sua ge(n)te a cavallo vi ri
masero tra morti et presi i(n)torno di IIIIc(ento)
et rimaservi XVII bandiere sanza qual
li a pie’ i(n) grande qua(n)tità et cavalli vi ri
masero tra dell’una parte et dell’altra mor
ti VIII et più et di quelli de la chiesa vi
rimasero da XXV a cavallo tra morti et
presi et uno tedesco conestabole de’ Fiore(n)
tini co(n) III altri conestaboli vi rima
sero presi nella lunga caccia che la noc
te si trovarono partiti da loro nemici
furono ritenuti. Et Marco Visconti
così col rimane(n)te di sua ge(n)te si tornò i(n)
Melano ma: se no(n) fosse la nocte la decta
guerra era finita che de la gente di Mar
co Visco(n)ti pochi ne sca(m)pavano. Come
Nel decto a(n)no MCCCXXIII, il dì di k(a)l(ende)
maggio il co(n)te da Gurizia esse(n)do
i(n) Trivigi stato a nocze et a festa, su
bitam(en)te morì; dissesi che mess(er) Cane di
Verona il fece avelenare: fue huomo
molto valoroso in arme.
Iniziali filigranate in rosso e blu.
Rubrica.
R rotonda.
S diritta minuscola.
La textualis di area Toscana della metà del XIV sec. presenta un modulo piuttosto piccolo con lettere staccate e dalla forma slanciata. Le lettere con aste alte presentano deglin svolazzi ormanetali. Tale tipologia è assimilabile, secondo la Supino Martini, a quella di alcuni manoscritti veneti come il celebre Canzoniere provenzale, Vat. lat. 5232.
A minuscola con occhiello piccolo.
D in forma onciale.
G tendente alla forma corsiva più che alle forme spezzettate della textualis.
Z con una forma particolare usata al posto della forma più nota nei manoscritti italiani di questo periodo: è tipica della textualis italiana e spagnola e da essa deriva la c cedillé (ç).
Il nesso st è lo stesso della carolina: i legami della textualis di area toscana con scrittura tardo-carolina sono ben evidenti.
Secondo il Villani nel 1323 Enrico, conte di Gorizia, fu avvelenato dal suo nemico Cangrande della Scala.
Nel codice loloro con la prima sillaba lo depennata con tratto esilissimo, quasi invisibile.
A sinistra dell’iniziale è aggiunto da altra mano il numero del capitolo 194.
Così nel codice.
Segue un segno di riempimento del rigo.
A sinistra dell’iniziale è il numero del capitolo 195 di altra mano.
Sulla -a sbiadita si vede un tratto di penna.
Così nel codice: s’intenda Mo(n)çia per Mo(n)za.
Così nel codice, da intendersi Fia(n)dra?
et scon- forse scritti su rasura.
A sinistra dell’iniziale è il numero del capitolo 196 di altra mano.
Nel codice co(n)te con due segni abbreviativi, il primo sulla -o- l’altro sulla -e.
Nel codice propriamente nozce.