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Viaggiare con Dante

Tre è il numero perfetto


Il manoscritto Barb. lat. 4079 è un testimone unico della Commedia.



Avanza lui nella penombra, io / al buio lo seguo o lo precedo, inciampo, / sbando, ma il corpo ci presidia, / da passi rovinosi ci trattiene […]

(Mario Luzi, da Lasciami, non trattenermi. Poesie ultime, anni 2000)


Il manoscritto, di formato medio-piccolo, è costituito da due unità codicologiche: la prima, membranacea, tramanda la Commedia – peraltro funestata dalla presenza di una scriptio superior –, mentre la seconda, cartacea, reca «singoli versi o sequenze di versi» del poema dantesco, «accompagnati da un gran numero di segni di attenzione di vario genere» (Cursi, Scheda nr. 148, p. 225, con bibliografia).

f. 1r, prima unità codicologica: incipit della Divina Commedia - f. 5r, seconda unità codicologica: versi estratti dalla Divina Commedia

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Il Barberiniano è un esemplare particolarmente intrigante sotto molti aspetti, «innovativo ma per certi versi spiazzante» (Cursi, Scheda nr. 148, p. 226). Esso è, in primo luogo, «un oggetto librario difficile da datare, da localizzare e […] da contestualizzare [nella] vastissima tradizione del poema dantesco». Con una certa difficoltà è stato perciò ricondotto a un ambito italiano nord-orientale (secondo una sfumatura linguistica rilevata nel testo, cfr. Trovato, Appendice. Tavola sinottica, p. 230) ed è stato assegnato agli anni Trenta-Quaranta del XIV secolo.

La trascrizione del testo si deve a due diversi copisti, il primo ai ff. 1r-2v e il secondo ai ff. 3r-4v, che ordinano gli endecasillabi su tre colonne, una mise-en-page che è a oggi un unicum nell’intera tradizione della Commedia (Cursi, Scheda nr. 148, p. 226). Non chiari i motivi di una scelta così peculiare, forse da collegare all’adozione di modelli derivanti dal libro francese a tema epico e romanzo, diffusosi tra gli inizi del Duecento e la seconda metà del Trecento (Boschi Rotiroti, Codicologia trecentesca, pp. 58, 112); forse riflesso di «motivazioni a carattere pratico», poiché «le tre colonne consentono […] una notevole concentrazione di testo» (Cursi, Scheda nr. 148, p. 226).

Resta il fatto che «la forma-libro» del Barb. lat. 4079 non ha avuto alcuna fortuna nella tradizione della Commedia, probabilmente perché «incongrua alla trasmissione di un’opera» che si organizzò su un «numero limitato di modelli di riferimento», molto diversi rispetto a quanto proposto in questo esemplare (Cursi, Scheda nr. 148, p. 226).


[a cura di Eva Ponzi]