LA DIVINA COMMEDIA: CARTA D'IDENTITÀ
Amo Dante quasi quanto la Bibbia. Egli è il mio cibo spirituale, il resto è zavorra.
(James Joyce nel 1905 al fratello Stanislaus)
- Autore: Dante Alighieri
- Titolo: Divina Commedia o Commedia
Dante la definì solo Comedìa (Inf. XVI, v. 128, Inf. XXI, v. 2), in riferimento al “genere/stile” in essa adottato: con il termine egli volle probabilmente indicare non solo un’opera scritta in volgare (comica verba), ma anche l’«insieme delle risorse letterarie impiegate: la lingua […], i personaggi, gli oggetti, gli ambienti rappresentati», a «segnare una demarcazione dal modo “tragico”» (Inglese, Dante: guida, p. 26). Sarà Giovanni Boccaccio, alla metà del Trecento, ad aggiungere l’aggettivo ‘divina’: così infatti la chiama nel Trattatello in laude di Dante. Dalla metà del Cinquecento l’attributo diviene parte costitutiva del titolo, mentre dagli anni Sessanta del Novecento si è recuperata la forma Commedia, che ancor oggi si predilige.
- Struttura
3 cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso) di 33 canti ciascuna, più uno con funzione di proemio (Inf. I). Ogni canto consta di un numero variabile di versi (da un minimo di 115 a un massimo di 160), per un totale di 14.233; si tratta di endecasillabi in terza rima, secondo lo schema ABA, BCB, CDC ecc. Tutto «risponde a un’intenzione simbolica»: 3 cantiche di strofe di 3 versi e di 33 sillabe; «l’architettura triadica» allude all’«onnipresenza di Dio creatore», i 100 canti sono invece «la perfezione del Creato» e, in tal senso, l’«ordine della poesia è un riflesso dell’ordine universale» (Inglese, Dante: guida, pp. 36-38).
- Protagonisti
Dante: l’io narrante, il pellegrino mistico, il viator che con il proprio corpo mortale attraversa i tre mondi ultraterreni.
Virgilio: il maestro, il duca, la guida tra Inferno e Purgatorio.
Beatrice: l’amore eterno, la guida nel Paradiso.
san Bernardo: la guida nell'Empireo.
Anime dannate, purganti, beate: un’umanità incorporea, ma spesso con un’identità definita e riconoscibile, che incarna peccati, vizi e virtù propri del mondo terreno.
- Contenuto
Nella settimana compresa tra venerdì 25 marzo – anniversario della morte di Cristo – e il giovedì successivo, 31 marzo (oppure 8-14 aprile, con un’oscillazione dovuta alla diversa lettura di Inf. XXI, vv. 112-114; Inglese, La Commedia nell’opera, p. 33), Dante intraprende il suo viaggio nell’Aldilà; il poeta latino Virgilio lo conduce attraverso l’Inferno e il Purgatorio, prima di cedere il suo ruolo a Beatrice che accompagna il Fiorentino nell’ascesa ai cieli paradisiaci; qui, in prossimità dell’ultima visione divina, le subentra san Bernardo.
La vicenda prende avvio dallo «sviamento peccaminoso» che coglie Dante (Inglese, Dante: guida, p. 21), così intenso da farlo sprofondare in una pesante condizione alla quale è possibile rimediare solo con un viaggio di purificazione attraverso tutti gli stadi del dolore umano, sino a giungere alla finale visione salvifica.
Il significato letterale del poema non può essere però disgiunto dagli altri: l’allegorico, l’“apocalittico-visionario”, il filosofico-teologico (Inglese, Dante: guida, pp. 39-44, 54-56, 57-67; cfr. anche Auerbach, Studi su Dante); il pellegrino Dante rappresenta sé stesso, ma anche l’intera umanità che, grazie all’intervento della Provvidenza – mai tuttavia completamente separata dal libero arbitrio – e a un aspro e faticoso cammino catartico, giunge prima al suo fine naturale, la felicità terrena, e quindi al suo fine soprannaturale, la visione beatifica, alla quale è ammesso grazie alla teologia rivelata (Inglese, Dante: guida, pp. 13-15). È l’autore stesso a fornire la chiave di accesso al suo poema: in un passo del Convivio (II I 3), mentre ragiona di poesia, afferma che essa debba essere appunto «litterale e allegorica»; posizione poi maggiormente precisata nella Monarchia (III XVI), nel quale si propone la sovrapposizione fra Dante-viator e l’intera umanità nel percorso dal terreno al sovrannaturale (Dante Alighieri, Commedia, pp. 9-10).
Sullo sfondo – che spesso erompe e passa in primo piano – si agitano le complesse vicende politiche del XIV secolo, per come sono vissute da Dante stesso (Inglese, Dante: guida, pp. 44-53), con il potere imperiale vacante e quello spirituale non degno, al di fuori peraltro dei suoi ‘naturali’ confini, con la Curia trasferita ad Avignone. Eventi che si riflettono nella sua personale condizione di uomo politico in esilio e perciò in perpetuo movimento, tra una corte e l’altra, nell’Italia centro-settentrionale (un viaggio nel viaggio nel viaggio, in una mise-en-abyme dell’andare).
- Stile e lingua
Per un racconto così articolato, vi era bisogno di una lingua che «aderisse a tutti i gradi del reale, dal supremo all’infimo» (Dante Alighieri, Commedia, p. 11), secondo una «scelta stilistica […] tutta spirituale» che ha come riferimento primario lo stile “umile” della Sacra Scrittura (Inglese, Dante: guida, pp. 27-28; e anche Manni, La lingua, pp. 85-131; Trovato, La Commedia e la questione, pp. 46-48). Al cosiddetto pluristilismo si affianca nella Commedia anche una spiccata forma di plurilinguismo (Contini, Un’idea di Dante): con la scelta di escludere il latino ‘puro’ (elemento di rottura rispetto alla tradizione del racconto epico) recuperato però attraverso l’impiego di latinismi, la principale lingua adottata è il volgare (e municipale) fiorentino, arricchito da calchi dal siciliano, dal francese, dal provenzale, dall’arabo, dalla lingua d’oc – come accade nei versi 140-147 di Purg. XXVI, quando la parola è data ad Arnaut Daniel, poeta provenzale ‘maestro’ di tutti i lirici successivi e perciò miglior fabbro del parlar materno.
Ma a Dante la sua lingua madre e tutte le altre, che conosce in diverso grado e per diverse vie, non sono sufficienti. Per dare corpo stabile e voce rotonda al suo epos, egli sente il bisogno di estendere, quasi di estenuare, il linguaggio e, nella ricerca del massimo grado di aderenza tra pensiero e parola (accade soprattutto nel Paradiso), prende a inventare un nuovo idioma: il noto è rimescolato a neologismi e a inedite espressioni di sua creazione, fino al confine estremo, fino all’incomprensibile e all’ambiguo (luoghi sui quali gli esegeti ancora dibattono e nei quali ancora si perdono).
- Novità della Commedia
Nel millennio medievale il processo di creazione, sia per i testi sia per le immagini, passa per la tradizione, di volta in volta acquisita, smontata, ricomposta in una costante rielaborazione e in un incessante adattamento ai nuovi scopi e , in tal modo, il processo diviene innovazione; il poema dantesco non si discosta da tale dinamica. Non è possibile in questa sede soffermarsi sugli elementi di continuità con il passato, ma sarà significativo accennare almeno, benché velocemente, ad alcuni dei suoi macroscopici elementi di novità.
Ad esempio rispetto alla poesia allegorica: essa non era di certo estranea alla produzione letteraria precedente – come non è ovviamente inedita l’idea del viaggio ad Inferos, si pensi solo all’Eneide e alla Visio Pauli, riferimenti primari per Dante (Inglese, Dante: guida, pp. 28-30, 32-34) –, ma la novità della Commedia risiede nel fatto che il poeta «affida le funzioni concettuali, trasformate in qualità concrete, a personaggi storicamente individuati e dotati di un’appropriata caratterizzazione psicologica» (Dante Alighieri, Commedia, p. 10). Altro fondamento di novità è la dimensione del tempo: l’azione si svolge in una esatta settimana del 1300, anno del primo Giubileo cattolico, con un «calendario del viaggio […] fantasticamente preciso […]; e tale precisione iperrealistica deve in effetti simboleggiare la determinatezza storica del significato che l’opera offre» (Dante Alighieri, Commedia, p. 11).
Il protagonista inoltre non è un «eroe severo e pieno di maestà, ma un uomo comune» (Inglese, Dante: guida, pp. 26-27), spesso sopraffatto dalle emozioni che talora fronteggia solo grazie all’intervento di Virgilio, guida dal profilo paterno e amicale a un tempo; il narratore-autore è anche il «personaggio protagonista […], e ogni accadimento si rappresenta come riflesso dello stato d’animo di tale personaggio» (Inglese, Dante: guida, pp. 34-36).
Qualche suggerimento di lettura per approfondire questi e gli altri non meno rilevanti aspetti della Commedia, qui di necessità tralasciati: gli apparati critici e le agili note al testo in DANTE ALIGHIERI, Commedia (da arricchire con l’edizione 2016-2017); INGLESE, Dante: guida; i saggi del nuovo commentario al facsimile dell’Urb. lat. 365, La Divina Commedia di Federico; sulle questioni relative alla lingua: MANNI, La lingua; per ulteriori spunti, si considerino anche le indicazioni bibliografiche in essi riportate.
Per alcune suggestioni sull’“immaginario visivo” di Dante: BATTAGLIA RICCI, Immagini piene di senso, pp. 113-125; PASQUINI, Pigliare occhi.
[a cura di E. Ponzi]