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Viaggiare con Dante

Chiose ai margini


Il manoscritto Urb. lat. 367 è un esemplare particolarmente interessante per il suo apparato esegetico alla Commedia.



Partimmo – rischioso era il cammino, / finimmo in questa fossa / dove a stento entra un barlume / del giorno che lassù, / sentiamo, raggia cristallino. […]

(Mario Luzi, da Lasciami, non trattenermi. Poesie ultime, anni 2000)


Il manoscritto, di piccolo formato, tramanda la Commedia con fitte chiose dal commento di Iacopo Della Lana – estensore bolognese del primo apparato esplicativo in volgare e integrale del testo dantesco, realizzato tra il 1324 e il 1328 (Volpi, Iacomo della Lana, pp. 290-315) – e dall’Anonimo Latino – definizione convenzionale per un complesso esegetico di una «pluralità di estensori e di diversa cronologia» che accompagna le terzine «in modo non sempre chiaro e anzi spesso piuttosto problematico» (Spadotto, Anonimo Latino, pp. 43, 55).

f. 1, incipit della Divina Commedia

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L’Urb. lat. 367 è stato realizzato alla fine del XIV secolo in Italia centrale (Boschi Rotiroti, Codicologia trecentesca, p. 114; Di Girolamo, Urb. lat. 367, pp. 514-515) e mostra a f. 177r una sottoscrizione nella quale è forse possibile individuare le iniziali del copista, unico, che trascrive il testo: «Explicit tercia cantica Paradisi libri Dantis I.G.» (Di Girolamo, Urb. lat. 367, pp. 514-515), sigla che si ripete peraltro anche negli explicit dell’Inferno (f. 57v) e del Purgatorio (f. 119r). Il poema, ordinato su una colonna di scrittura, dialoga con le chiose che si dispongono lungo i margini dei fogli, a creare un dispositivo di lettura ‘comparata’.

f. 177r: Explicit tercia cantica Paradisi libri Dantis I.G.

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L’Urbinate esibisce un apparato decorativo limitato agli incipit delle tre cantiche (ff. 1r, 59r, 120r) introdotte da iniziali intarsiate di rosso e di blu con filigrana negli stessi colori; lettere della medesima tipologia qualificano ogni canto dell’opera, mentre i singoli endecasillabi sono enfatizzati da capoversi toccati di rosso. Il codice è quindi esempio di una produzione che assegna più rilievo ai versi e al loro commento piuttosto che all’aspetto decorativo, impiegato esclusivamente come segnalatore di uno specifico passaggio testuale.

Il manoscritto era parte della collezione libraria dell’ultimo duca di Urbino, Francesco Maria II Della Rovere (1549-1631), con il quale la biblioteca visse una nuova e importante stagione di acquisizioni, testimoniate dai due inventari compilati tra il 1616 e il 1640 (cfr. anche Stornajolo, Cod. Urb. lat. 1001-1779, p. VII). Egli promosse peraltro il completamento dell’apparato illustrativo dell’Urb. lat. 365, maestoso esemplare della Commedia fatto in origine realizzare da Federico da Montefeltro (1444-1482).


[a cura di Eva Ponzi]