Antichi testimoni
Il manoscritto Barb. lat. 4086 è un intrigante testimone del Convivio.
Inavvertiti, sono giunti i Sessanta / e - sai che c'è? - non sarebbe perfetto / che tu e i miei Lapi ed io / fossimo presi per incantamento? / Ma per davvero. Un castello di Atlante, / e vivere soltanto di poesia.
(Alessandro Fo, da Lettera da Firenze, 2021)
Il manoscritto, di formato medio, è a oggi il più antico esemplare trecentesco del Convivio; composito, costituito cioè da due unità codicologiche riunite nel XV secolo, insieme al trattato dantesco esso tramanda una serie di testi che ne fanno un’antologia per la prosa trecentesca (Azzetta, Un’antologia esemplare, p. 33).
f. 7r, incipit del Convivio
Il volume è prodotto a Firenze e mentre la prima unità codicologica è databile entro gli anni Cinquanta del XIV secolo (Bertelli - Bologna - Mocan, Scheda nr. 145, p. 221; Azzetta, Un’antologia esemplare, pp. 34, 38; Arduini, Le implicazioni, pp. 109), la seconda è invece collocabile entro i primi 25 anni del XV. Uno scarto cronologico che si riflette nelle quattro mani che si avvicendano nel codice: le prime due (ff. 1r-112v) sono infatti assegnabili al primo Trecento, mentre le altre due (ff. 113r-130r) al primo Quattrocento (Azzetta, Un’antologia esemplare, pp. 31-85).
L’incompiutezza del Convivio ne ha pregiudicato la trasmissione, fatta di esemplari corrotti, in massima parte quattrocenteschi e fiorentini: è all’entourage di Lorenzo de’ Medici che si deve infatti il recupero dell’opera, nell’ambito del «rilancio della figura di Dante» (Arduini, Le implicazioni, p. 90; Bertelli - Bologna - Mocan, Scheda nr. 145, p. 222). Lavoro dell’esilio, elemento che di certo ha avuto il suo peso rispetto a queste considerazioni, è solo a partire dagli anni Trenta del Trecento che il trattato inizia a circolare; ne sono testimoni proprio il Barb. lat. 4086 e la messe di tracce sparse nei commenti alla Commedia – dall’Ottimo Commento alla prima redazione del Comentum di Pietro Alighieri, alle chiose autografe di Andrea Lancia. Ed è proprio forse per il tramite dei figli di Dante, rientrati a Firenze tra il 1323 e il 1325, che il Convivio inizia a trovare diffusione in città (Azzetta, La tradizione del Convivio, p. 3).
Nel codice inoltre il Convivio dialoga con una parte della liviana Ab Urbe condita volgarizzata, con il De Amore di Andrea Cappellano e con porzioni dell’Eneide di Virgilio, l’uno e le altre pure in volgarizzamento (quest’ultima a opera di Andrea Lancia), e ancora con i sonetti di Andrea Orcagna e con il Libro d’Arfosaco mathematico (Azzetta, Un’antologia esemplare, pp. 34-38).
Sebbene la «presenza abbagliante di Dante» abbia offuscato tutti gli altri testi custoditi nel Barberiniano, essi non sono da meno in quanto a peculiarità e tutti insieme delineano un vero e proprio percorso «secondo un preciso progetto volgare» (Azzetta, Un’antologia esemplare, p. 33).
[a cura di Eva Ponzi]






