99r: Reg.lat.1896.pt.A — Inf. XV, settimo cerchio,
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- Reg.lat.1896.pt.A
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Inf. XV, settimo cerchio, terzo girone: violenti contro Dio, sodomiti; incontro con Brunetto Latini.
Virgilio e Dante camminano lungo gli argini del Flegetonte, costruiti con pietre massicce e alte che proteggono i sodomiti dalla pioggia di fuoco; essi devono tuttavia camminare incessantemente: colui che si ferma sarà infatti costretto a subire la pioggia rovente per cento anni.
- Section:
- 97r-103v Dante Alighieri, Divina Commedia (Inferno) illustrata da Sandro Botticelli. and 99r-v Inferno, sul recto: illustrazione di Inf. XV; sul verso: testo di Inf. XIV.
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Per le citazioni della Divina Commedia nelle annotazioni si è fatto riferimento a DANTE ALIGHIERI, La Commedia secondo l'antica vulgata, 2: Inferno, a cura di G. PETROCCHI, Milano 1966 (Le opere di Dante Alighieri, edizione nazionale a cura della Società dantesca italiana, 7) e a DANTE ALIGHIERI, Commedia. Opera completa, a cura di G. INGLESE, Roma 2020. Per la decodifica delle immagini ci si è serviti di DREYER, La struttura dei regni, pp. 44-46.
Inf. XV, settimo cerchio, terzo girone: violenti contro Dio; incontro con Brunetto Latini.
Mentre Virgilio e Dante si muovono lungo l’argine roccioso del Flegetonte, si fa loro incontro un gran numero di anime, tra le quali ne spicca una che si aggrappa alla veste del Fiorentino: […] fui conosciuto da un, che mi prese / per lo lembo e gridò: “Qual maraviglia!” (Inf. XV, vv. 23-24). Nonostante essa abbia il volto sfigurato dalle bruciature – elemento reso anche nel foglio dipinto – il poeta lo riconosce: E io, quando 'l suo braccio a me distese, / ficcaï li occhi per lo cotto aspetto, / sì che 'l viso abbrusciato non difese / la conoscenza süa al mio 'ntelletto; / e chinando la mano a la sua faccia, / rispuosi: “Siete voi qui, ser Brunetto?” (Inf. XV, vv. 25-30).
È Brunetto Latini, suo maestro di retorica, che gli chiede di poter parlare con lui mentre continuano a camminare, poiché non gli è consentito fermarsi. Dante accetta la proposta, senza tuttavia scendere tra la masnada di dannati: egli rimane sull’argine chinandosi però verso Brunetto per poterlo meglio ascoltare (ma 'l capo chino / tenea com'uom che reverente vada, Inf. XV, vv. 44-45), atteggiamento che Sandro Botticelli restituisce alla lettera traducendo i versi in immagine. Latini profetizza quindi al proprio antico allievo un destino avverso.
Inf. XV, settimo cerchio, terzo girone: violenti contro Dio; incontro con Brunetto Latini.
Sandro Botticelli suggerisce il procedere di Dante e di Virgilio lungo l’argine del Flegetonte attraverso la reiterazione delle loro figure variate negli atteggiamenti del corpo, un espediente illustrativo quasi cinematografico, come se si osservassero i singoli fotogrammi di una pellicola in celluloide. L’attenzione dello spettatore è inoltre indirizzata sulle macchie di colore costituite dagli abiti dei due poeti (benché in un caso Dante sia solo allo stato di disegno preparatorio) e contemporaneamente sull’insieme dei dannati che si agitano nel sabbione infuocato nelle più disparate pose.
Il brulicare disarticolato dei loro corpi crea un netto contrasto visivo e di senso con l’ordinato e lento andare di Dante e di Virgilio, contrasto ancor più enfatizzato dalla scelta di un punto di vista non simmetrico rispetto a un ipotetico asse centrale del foglio e da una prospettiva a volo d'uccello.