141r: Barb.lat.4112 — Nel registro inferiore, nel
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- Barb.lat.4112
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Nel registro inferiore, nel quale prende avvio la narrazione, Dante e Beatrice si tengono per mano e indicano, osservandola, la visione divina che si manifesta al di sopra delle loro teste.
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- 8r-207v Dante Alighieri, 1265-1321 Divina Commedia con rubriche in volgare. and 141r-207v Dante Alighieri, 1265-1321 Paradiso (Dante Alighieri, 1265-1321)
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Pagina di incipit alla terza cantica, Paradiso, costruita sul dialogo figurativo tra il riquadro miniato e l’iniziale decorata, enfatizzata da un fregio fito-zoomorfo policromo arricchito da foglie cuoriformi in lamina metallica aurea.
Riquadro miniato all’incipit del Paradiso; l’immagine è una rappresentazione molto condensata e liberamente rielaborata dei principali temi che percorrono l’intera cantica e si svolge su tre registri.
Nel registro intermedio, una schiera di angeli musicanti – allusione ai nove cori angelici del Primo mobile – intona una melodia celestiale che introduce alla teofania nel cielo delle Stelle fisse, nel quale Cristo benedicente condivide l’imponente trono marmoreo con la Vergine, ed entrambi sono affiancati da Pietro, da Giacomo e da Giovanni.
Il largo impiego di lamina metallica aurea e il contrasto giocato con il blu, la presenza del clipeo astronomico centrale, come fosse la chiave di volta della rappresentazione, e la curva celestiale, sulla quale poggiano le schiere angeliche, sono gli strumenti scelti dal miniatore per tentare di ricreare non solo l’atmosfera paradisiaca efficacemente evocata da Dante, ma anche per alludere alla complessa topografia del terzo regno.
Beatrice, incoronata da un serto di ulivo e abbigliata di verde – unico elemento di adesione al dettato dantesco, l’immagine infatti non recepisce né il manto bianco né l’abito rosso descritti dal poeta –, tiene Dante per mano e insieme occupano lo spazio solitamente riservato ai committenti o ai donatori di un qualunque tipo di impresa artistica.
Come già rilevato per gli incipit della prima e della seconda cantica (ff. 8r, 75r), anche in questo caso la novità dell’argomento da illustrare è risolta con l’adozione di modelli iconografici preesistenti, rimescolati e rimontati in modo da essere visivamente adeguati al testo del quale sono corredo. La visione teofanica è infatti esemplata sul motivo, molto frequente, della condivisione del trono da parte di Cristo e della Vergine, in scene come l’incoronazione di quest’ultima; mentre la presenza in paratassi dei santi richiama il Giudizio finale – consono naturalmente al contesto –, ma anche le teorie degli stessi nei polittici lignei, media tra i più in voga dal Duecento in avanti.
Iniziale L di La gloria di colui, all’incipit di Par. I, policroma, fitomorfa, con inserti in foglia d’oro, con figura: al suo interno campeggia Cristo a mezzobusto, che benedice e reca in mano, aperto e rivolto verso lo spettatore, il volume sul quale sono vergate un’alfa e un’omega, richiamo sia alla teofania del riquadro miniato sia, in generale, ad Apocalisse 22, 13.