Il manoscritto si apre con la Vita di Dante, nota anche come Trattatello in laude di Dante, scritta da Giovanni Boccaccio in tre redazioni, delle quali questa conservata nel Chigiano è la seconda, databile probabilmente alla metà degli anni Sessanta del Trecento.
Il racconto prende avvio con le vicende biografiche di Alighieri (seppure con talune inesattezze, elementi di fantasia, dati incerti), ne delinea il ritratto fisico e morale, offre considerazioni sulla natura della poesia e sull’incoronazione poetica, tratteggia un profilo letterario di tutte le opere di Dante. Di fatto prima biografia del Sommo poeta, il Trattatello diviene paradigmatico per tutti coloro che, negli anni a venire e oltre, si sarebbero confrontati con la sua vita.
Boccaccio assegna infatti a questo testo una funzione introduttiva che sarà poi conservata in buona parte della tradizione successiva, sia manoscritta sia a stampa, dove è soprattutto utilizzato come ‘prologo’ alla Divina Commedia. In tal senso, esso rispecchia appieno le intenzioni del Certaldese che mirava a copiare, a dare un ordine e a mettere in risalto l’opera omnia di Dante che, perciò, aveva bisogno di un componimento introduttivo di contesto.
Un’operazione che segue un modello classico – come ad esempio la vita di Virgilio scritta da Servio – e che ha una chiara finalità: celebrare Dante e il suo magistero.