Inf. XXXIV, centro dell’Inferno: Lucifero nella ghiaccia della Giudecca.
Lo 'mperador del doloroso regno / da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia / […] Oh quanto parve a me gran maraviglia / quand'io vidi tre facce a la sua testa! […] (Inf. XXXIV, vv. 28-29, 37-38): nella Giudecca, dove sono puniti i traditori dei benefattori, Dante vede Lucifero immerso nella ghiaccia; il suo aspetto è terribile, come il battito delle sue ali di pipistrello, origine del vento gelido che soffia nel Cocito; con la sua bocca centrale egli frantuma l’anima di Giuda, mentre nelle altre due tiene a testa in giù Bruto e Cassio.
Per poter discendere, Virgilio esorta Dante ad avvinghiarsi al collo di Lucifero e a sorreggersi ai suoi fianchi ghiacciati e ricoperti di pelo, fino ad arrivare tra il tronco e la coscia, punto che coincide con il centro del male.
Quindi il poeta latino compie una rotazione di 180 gradi sul proprio asse e inizia ad arrampicarsi nella direzione opposta, risale cioè, fino a giungere a una cavità rocciosa: Dante scorge i piedi di Lucifero, ora a testa in giù.
Sono usciti dall’Inferno, a riveder le stelle (Inf. XXXIV, v. 139).