Iniziale P di Per correr, all’incipit di Purg. I, istoriata, su campo in foglia d’oro e con corpo in rosa; nell’occhiello della lettera è rappresentato il dialogo tra Virgilio e Catone l’Uticense, che accoglie i due viaggiatori nell’Antipurgatorio. Mentre il poeta latino ha invitato Dante a inginocchiarsi in segno di deferenza, il veglio solo si staglia di fronte a loro in una sembianza aderente al dettato dantesco: «Lunga la barba e di pel bianco mista / portava, a’ suoi capelli simigliante, / de’ quai cadeva al petto doppia lista» (vv. 34-36). E così appare Catone nell’immagine: un saggio vegliardo con lunga barba brizzolata e lunghe trecce ricadenti sul petto.
Virgilio è abbigliato come il magister di uno Studium, indossa infatti la cappa rossa e la mantella in pelliccia di vaio, distintiva appunto dei maestri universitari e, in generale, dispositivo iconografico collegato all’idea di nobiltà. Mentre quindi i due Romani sono presentati alla pari e in vesti che sottolineano la loro autorevolezza, Dante è di dimensioni leggermente minori – a indicare forse la sua condizione di dipendenza e di subalternità rispetto ai due – e occupa solo per metà lo spazio individuato dalla morfologia della lettera. Egli è parzialmente al di fuori di essa, un elemento formale e semantico a un tempo: allusione forse allo status di Dante, che percorre con il suo proprio corpo i tre regni dell’aldilà, unico tra tanti spiriti, ombre, anime.