Chig. L. V. 176 - Annotazioni 4 items
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- Chig.L.V.176
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Stemma non identificato, d’oro a tre fasce di rosso al leone rampante di rosso attraversante, sorretto da due putti alati e circondato da un clipeo laureato; il blasone, come l’iniziale S, è stato realizzato nel Quattrocento per un possessore a oggi ignoto che, come consuetudine, fece apporre le sue insegne nel margine inferiore del foglio al momento dell’ingresso del volume nella sua biblioteca.
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- Clipei with laurel, Putti bearing a coat of arms, Blazons, Blue, Gold, Purple, Red, Green, Violet, and E. Ponzi (edited by)
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- Chig.L.V.176
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Iniziale S di Solone il cui pecto, all’incipit del Trattatello in laude di Dante di Giovanni Boccaccio, campita in porpora, giallo, blu e con corpo in foglia d’oro; da essa si diparte un fregio fitomorfo policromo arricchito da globi aurei cigliati. Essa è stata realizzata nel Quattrocento, contestualmente allo stemma nel margine inferiore, e ha sostituito la precedente lettera incipitaria che, a giudicare dalle tracce ancora visibili e in rapporto ad analoghi esempi presenti nel codice, doveva essere filigranata in rosso.
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- Phytomorphic Friezes, initials:S, Champ Initials, Blue, Yellow, Gold, Purple, Green, and E. Ponzi (edited by)
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- Chig.L.V.176
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Il manoscritto si apre con la Vita di Dante, nota anche come Trattatello in laude di Dante, scritta da Giovanni Boccaccio in tre redazioni, delle quali questa conservata nel Chigiano è la seconda, databile probabilmente alla metà degli anni Sessanta del Trecento.
Il racconto prende avvio con le vicende biografiche di Alighieri (seppure con talune inesattezze, elementi di fantasia, dati incerti), ne delinea il ritratto fisico e morale, offre considerazioni sulla natura della poesia e sull’incoronazione poetica, tratteggia un profilo letterario di tutte le opere di Dante. Di fatto prima biografia del Sommo poeta, il Trattatello diviene paradigmatico per tutti coloro che, negli anni a venire e oltre, si sarebbero confrontati con la sua vita.
Boccaccio assegna infatti a questo testo una funzione introduttiva che sarà poi conservata in buona parte della tradizione successiva, sia manoscritta sia a stampa, dove è soprattutto utilizzato come ‘prologo’ alla Divina Commedia. In tal senso, esso rispecchia appieno le intenzioni del Certaldese che mirava a copiare, a dare un ordine e a mettere in risalto l’opera omnia di Dante che, perciò, aveva bisogno di un componimento introduttivo di contesto.
Un’operazione che segue un modello classico – come ad esempio la vita di Virgilio scritta da Servio – e che ha una chiara finalità: celebrare Dante e il suo magistero.
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- E. Ponzi (edited by)
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- Vat.lat.3199
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L’epistola metrica in 40 esametri Ytalie iam certus honos fu composta da Giovanni Boccaccio (1313-1375) per invitare Francesco Petrarca (1304-1374) ad apprezzare il valore della Divina Commedia. L’autore del Canzoniere ebbe infatti un atteggiamento controverso rispetto al poema, con un giudizio sempre oscillante tra l’ammirazione e il ridimensionamento.
In realtà Petrarca conosceva bene l’opera di Dante e, come moltissimi, ne è stato debitore: la critica ha infatti a più riprese individuato nei suoi componimenti scelte formali e lessicali riconducibili alla Commedia. Egli crea tuttavia su questo punto un mito negativo così tenace da spingere Boccaccio, profondo e trasparente estimatore di Dante, a illustrargli le ragioni per tenere invece in grande considerazione le tre cantiche.
Il componimento, dai toni encomiastici, costituisce un vero e proprio paratesto al poema e lo si può perciò rinvenire in manoscritti analoghi, come il Chig. L. V. 176 (peraltro autografo di Boccaccio stesso). Qui tuttavia esso mostra alcune differenze lessicali sulle quali la critica si è a lungo concentrata, offrendo di volta in volta soluzioni diverse al problema.
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- E. Ponzi (edited by)